domenica 13 maggio 2018

STORIE DI AUTISMI. Durata della lettura:10 minuti. Se non li avete, non leggetelo


STORIE DI AUTISMI
Sottotitolo: Storie di coraggio, di paura, di disonestà mentale, di capacità di vincere


Trenta anni di attività di diagnostica, ricerca, terapie, verifiche, conferme, smentite, successi, insuccessi, nel campo dell’autismo, credo che mi autorizzino a raccontare e soprattutto commentare alcuni episodi accaduti in questi ultimi giorni. Poi, a pensarci meglio, direi che avrei ugualmente scritto ciò che sto per divulgare, tanto tempo fa, come oggi, perché ho sempre agito con la stessa mentalità, anche quando ero giovane e a inizio carriera.  Scopo di quanto sto per riportare, è offrire un aiuto a chi vuole informazioni corrette e oneste in tema di autismo, soprattutto in riferimento alle possibilità di precoce identificazione e di superamento di tale patologia.

La prima storia è quella di una famiglia che sta intraprendendo iniziative per divulgare, attraverso organizzazioni di spettacolini e conferenze, messaggi di negatività sull’autismo, per sottolinearne l’inguaribilità e la catastrofica ineluttabilità. Più volte mi sono espresso al riguardo, affermando che anche se tecnicamente si potrebbe parlare di mancata guarigione anatomopatologica, tuttavia il superamento e l’estinzione di tanti sintomi tipici dell’autismo, possono autorizzare a dire che in molti casi quel quadro clinico non ci sia più. Mi riferisco a bambini non comunicanti e non parlanti che hanno poi imparato ad aprirsi agli altri e a comunicare attraverso il linguaggio; bambini che si isolavano e ora non sono più isolati; che erano violenti verso se stessi e verso gli altri, e ora non lo sono più; che non erano autonomi e ora lo sono…; insomma pazienti che hanno estinto i sintomi appartenenti alla sfera autistica. Esistono, non sono affatto pochi, e sono tutti documentati, con referti di diversi specialisti, video, testimonianze e dichiarazioni della famiglie stesse, oltre che del personale della scuola e sanitario. Praticamente, costituiscono una realtà, e non se ne può negare l’esistenza, non si può negare che siano passati da uno stato autistico a uno non autistico. Mi ricollego, ora, all’iniziativa della famiglia cui accennavo prima, famiglia di un ragazzo adolescente autistico, non uscito dall’autismo, per cui -a questo punto deduco- i genitori hanno ben pensato di lanciare una campagna che intitolerei “Muoia Sansone e tutti i Filistei” (ricordate l’episodio e l’aneddoto?). Ho scoperto per caso l’esistenza di questa iniziativa vile e disonesta, quando sono stato interpellato, in quanto esperto della materia, per suggerire il testo di un breve intervento teatrale-divulgativo (una sorta di spot, per intenderci), che in sostanza veicolasse un messaggio di vittimistica presa di coscienza del dramma dell’autismo, visto soprattutto come malattia insuperabile. Atteggiamenti simili li avevo già trovati in vecchi presidenti e squallidi membri di note associazioni nazionali, i quali, fallito il recupero dei propri figli, avevano cominciato ad attaccare pubblicamente e attraverso i mezzi di (dis)informazione di cui disponevano, tutti gli operatori della riabilitazione che ottenevano -e giustamente lo rendevano noto- con il loro lavoro, risultati positivi nella lotta all’autismo.  Una lotta basata su un impegno duro e serio, studi, sacrifici, professionalità…; e tutti questi ottimi scienziati e terapisti, venivano definiti ciarlatani, stregoni o praticoni “non scientificamente validati”, venditori di fumo; laddove la loro validazione era già presente nell’evidenza dei risultati e dei loro successi. Ma questi successi diventavano specchio del fallimento di altri operatori e genitori i cui bambini, poi ragazzi, non erano stati recuperati, o comunque erano rimasti negli abissi dell’autismo. Tutte queste considerazioni mi sono ricomparse forti e chiari nella mente, quando la famiglia di cui sto parlando in questo racconto, ha intrapreso l’iniziativa di lanciare una campagna (evidentemente autoconsolatoria) sulla divulgazione dell’insuperabilità dell’autismo. Ho infatti ricordato che più di dieci anni fa, la nonna del bambino (oggi adolescente) in questione, mi aveva chiesto una visita per il nipotino di appena trenta mesi, con sintomi di incipiente autismo, o comunque di ritardo di linguaggio con strane altre manifestazioni; ma questa visita non avvenne mai, perché i genitori (consigliati da qualche benpensante altro sanitario) rifiutarono l’incontro con il sottoscritto foniatra, spesso descritto come un brutale emettitore di diagnosi che spaventano. Oggi quel bambino è un adolescente autistico per nulla recuperato, i cui genitori anziché recitare il “mea culpa”, preferiscono insabbiare e coprire la loro coscienza, prendendo iniziative divulgative che certifichino l’insuperabilità dell’autismo. Ciò che mi indigna e mi nausea, è la disonestà mentale e morale, che, fine a se stessa, potrebbe anche esistere, se utile per consentire a due genitori di autoilludersi; ma ciò che non va bene, è il voler divulgare questa visione catastrofista e negativa delle possibilità di superamento dell’autismo, perché (ed è facilmente intuibile) rischia di far credere che davvero sia così, soprattutto a famiglie che stanno domandandosi se e che cosa fare per aiutare il loro figlio autistico ad avere un futuro migliore.
In un’ottica diametralmente opposta a quella della prima storia, si colloca il caso di una bambina che oggi ha tre anni, con sintomi autistici sin dai primi mesi di vita, sintomi davanti ai quali i genitori non nascosero la testa sotto la sabbia, ma si attivarono subito per capire che cosa non funzionasse bene nella loro piccola. Dopo gli (ahimè rituali) inviti da parte di pediatri e altri sanitari consultati, a “non preoccuparsi”, ad “aspettare ancora un po’ tempo, perché ognuno ha i suoi tempi” (affermazione che non so se definire più idiota o ignorante), questi genitori coraggiosi quanto intelligenti, non si arresero ai superficiali consigli dei dissuasori, e continuarono a guardarsi intorno, giungendo alla mia osservazione e a qualche altro sanitario che non aveva paura di dire quel che vedeva, e ricevettero una diagnosi di autismo, per la loro bambina. Questa era arrivata all’età di due anni, e la famiglia decise di affidarla a me e al mio gruppo, accettando senza riserve e obiezioni, quanto suggerivamo, ma soprattutto mettendo in pratica tutto ciò che richiedevamo, avendo ben chiarito, come sono solito ripetere, che “senza i migliori terapisti non si ottengono risultati; ma anche se con i migliori terapisti, senza familiari che si adoperino costantemente e intensivamente, a proseguire il lavoro impostato e suggerito dai terapisti, ugualmente non si ottengono risultati”. Oggi questa bambina è già verbale, comunicativa, è perfettamente inserita nel gruppo scolastico, gioca, sorride e si relaziona. Il cammino è appena iniziato, c’è ancora tanto da ottenere, correggere, migliorare, ma se la piccola sta già venendo fuori dalle secche dell’autismo e sta navigando verso acque di una maggiore normalità, è perché la sua famiglia non molla per un attimo la presa. In questa storia voglio raccontare proprio qualche aspetto dei comportamenti dei genitori della bimba: - La conducono quasi ogni giorno a terapia presso il nostro centro (e non siamo nella stessa città), e per i due giorni della settimana in cui non vengono, hanno chiesto e ottenuto che una delle operatrici del gruppo, vada nella loro città seguendo la piccola a casa e a scuola, per non perdere la continuità terapeutica, e per generalizzare anche nei contesti esterni alle stanze di terapia, il lavoro svolto presso di noi. - Inoltre, ogni volta che suggeriamo di stimolare la bambina in un determinato modo per qualsivoglia tipo di apprendimento, questi fantastici genitori si organizzano per portarla, ad esempio, a un particolare tipo di parco giochi, se devono farla saltare a lungo, per stimolare un tipo di motricità suggerito in quel momento; o al mercato del pesce o dei fiori, per mostrarle dal vivo quelle varietà animali e vegetali di cui abbiamo parlato in terapia, e di conseguenza stimolando conoscenze e relative denominazioni e verbalizzazioni… (sono solo esempi tra le centinaia di situazioni che proponiamo venendo sistematicamente seguiti). - E ancora, la bambina è rigorosamente a dieta priva di glutine, caseina, soia, mais, come da noi consigliato, e come adottato con successo da migliaia di bambini autistici in tutto il mondo. Anche in questo caso, i genitori non sono stati fermi a perder tempo (come fanno ancora molti) a cercare qualcuno che definisse fandonie e stregonerie, le disposizioni alimentari (perché è più comodo non sacrificarsi a preparare cibi di meno facile realizzazione), ma -al contrario- si sono attivati per capire al meglio come alimentare la bambina secondo i criteri di intervento biomedico che, lungi dall’essere una fantasia (come da molti sbrigativamente affermato) aiuta invece a velocizzare i risultati della logopedia e dell’intervento educativo, rendendo un organismo più “ripulito” e meglio performante.
Tornando a storie di segno opposto, purtroppo fortemente negativo, riporto l’episodio di un uomo che ho trovato alcune settimane fa in sala di attesa, e che, presentatosi come padre di un ragazzo autistico di dodici anni che fino ad ora era stato trattato solo in psicomotricità ma non in logopedia (altro fenomeno che io definisco “orrore terapeutico”, quando non si avvia precocemente un intervento logopedico), senza mai progredire significativamente, mi ha chiesto un appuntamento per visitare il figlio. Poiché in quel momento stavo recandomi in un altro reparto per una pur breve consulenza, gli ho chiesto di pazientare un quarto d’ora e di attendere il mio ritorno che di lì a breve sarebbe avvenuto. Beh, dopo appena dieci minuti, al mio rientro, ho constatato che il signore in questione era già andato via. Mi ha poi ricontattato telefonicamente qualche giorno dopo, per fissare nuovamente l’appuntamento precedentemente richiesto. Lo abbiamo concordato per la settimana successiva; ma ecco che dopo meno di un’ora, mi ha ritelefonato per disdire l’appuntamento!
Storia analoga, è quella di una mamma di un ragazzo che sta seguendo con ottimi risultati il nostro lavoro terapeutico, la quale mi ha segnalato che un cugino del figlio ha problemi simili nello spettro autistico, e pertanto aveva consigliato ai genitori di contattarmi affinchè visitassi il bambino e mi rendessi disponibile per una sua presa in carico. Come nel caso precedente, l’appuntamento è stato fissato, ma il giorno successivo, la madre mi ha telefonato per comunicarmi che “il padre del bimbo sarebbe stato fuori per alcuni mesi, e lei voleva che fossero presenti entrambi i genitori alla visita, per cui al momento si disdiceva l’incontro. Due mie personali considerazioni - Se davvero tieni a tuo figlio e soprattutto tieni ad offrirgli una possibilità di rimedio ai suoi problemi, vieni ugualmente a visita anche senza il padre, e poi, nel caso, lo chiami e gli racconti che cosa è stato detto. - Che scarsa fantasia e credibilità nell’inventare scuse per sottrarsi a una diagnosi e a un programma terapeutico!
Ancora una storia in negativo. Ho letto recentemente su diversi giornali, che un cantante che ha un figlio autistico, ha reclamato ad alta voce, forte della sua notorietà, e attraverso gli organi di informazione, il problema della scarsa assistenza in Italia nei confronti di questo problema, definito, appunto, problema e non “malattia”, e supportando tale affermazione con l’opinione di un presunto esperto della materia che -evidentemente per captare benevolenza da parte di chi non vuol vedere la realtà, che è una realtà patologica- ha ribadito il concetto di autismo come situazione, non come malattia. E qui replico a voce ancora più alta e con maggiore veemenza. Fino a quando si continuerà a pretendere di indorare le pillole e negare l’evidenza dei fatti, non si troveranno neanche le vie di uscita. L’autismo è una malattia, anche grave, che colpisce più parti del corpo: il sistema nervoso centrale innanzitutto, e allo stesso tempo il sistema immunitario, endocrino, digerente… per definire i danni più immediati ed eclatanti. Fino a quando si parlerà di semplice “disagio psicologico”; fino a quando si continuerà a dipingere gli autistici come “meravigliosi bambini diversamente abili, ma ricchi di tanti contenuti”, si rimarrà sempre molto lontani dalla realtà e quindi dalle possibilità di rimedio. L’autismo, signori miei, è una maledetta malattia multisistemica, è una malattia del corpo, che porta tante disabilità, e non è una sindrome da Alice nel paese delle meraviglie o da modello Rain man! Ed è di conseguenza ovvio che la maggior parte dei centri preposti alla sua cura risultino inadeguati fino a quando saranno diretti da operatori come quello che sostiene che non si tratti di una malattia. Non ci si può illudere in modo autoconsolatorio (supportati da servi sciocchi che assecondano queste prese in giro) e poi protestare perché non ci sono strutture adatte per offrire un rimedi. Venite a vedere come sono migliorati e -perché no?- come sono stati anche recuperati i bambini i cui genitori anziché inscenare un vittimismo mediatico, sono venuti ad accettare di sentirsi dire ciò che realmente avevano i propri figli, e si sono rimboccati anche le maniche per lavorare per loro, al fianco dei terapisti ai quali li avevano affidati.
Altra “perla” nel campionario delle incertezze che però sconfinano nel ridicolo e nella mancanza di rispetto per il lavoro di un professionista, è quella di un genitore di un bambino già segnalato alcuni anni fa’ dal personale della scuola materna come sospetto autistico, che mi contattò per una visita alla quale non si presentò. Dopo circa due anni si rifece vivo chiedendomi un appuntamento. Il giorno fissato per la visita (e lo riporto anche: nove febbraio), non più di sessanta minuti prima dell’orario concordato, mi telefonò per annunciare che non sarebbe venuto. Il colmo si raggiunge il mese successivo (e questa è ormai cronaca di queste ultime settimane), quando mi pregò di dargli nuovamente un appuntamento. Ed ecco che, quando arrivò la data fissata (diciannove marzo), a meno di un’ora dal momento della visita, mi chiamò comunicandomi che, sceso di casa, aveva trovato la sua auto con ben due ruote bucate. Potrei definire inutile qualsiasi commento, ma credo di avere il diritto di servirmi di questo scritto, per esternare non solo il mio disappunto per comportamenti così assurdi, maleducati, e vili, ma soprattutto per dichiarare pubblicamente quanta pena mi fanno bambini che oltre ad aver avuto la disgrazia dell’autismo, hanno avuto la sventura ancor più grande di nascere da genitori come questi! 
Vorrei proseguire questa breve disamina di situazioni che meritano di essere presentate in parallelo, raccontando le storie di tre famiglie che mi hanno contattato da altri paesi: Marocco, Francia, Belgio. I genitori di tre bambini autistici di queste rispettive nazioni, giunti a conoscenza del mio lavoro e dei miei risultati, sono venuti nella mia sede di Napoli, non soltanto per farmi visitare i loro piccoli, ma soprattutto per seguire le nostre modalità di trattamento. Per lunghi periodi, trasferendosi e soggiornando nella nostra città (sicuramente accogliente e bella da visitare e vivere, ma comunque molto lontana dalla loro), hanno frequentato le cosiddette “full immersion” terapeutiche, consistenti in una serie ravvicinata e intensiva di sedute di trattamenti logopedici educativi comportamentali motori… come da nostre modalità di lavoro, coinvolgenti i piccoli pazienti ed i rispettivi familiari, istruiti e instradati il più possibile a gestire in prima persona le modalità di intervento, una volta rientrati nelle rispettive città, e prima di tornare da noi per le fasi successive del programma. Questi bambini hanno ottenuto e continuano a raggiungere brillanti risultati, ed è bellissimo quanto emozionante ricevere periodicamente dai loro paesi, i video che ci consentono di constatare come i genitori, i fratelli, le sorelle, i nonni, li stimolino, li spronino, ripropongano nella quotidianità delle loro case, delle loro scuole, dei loro parchi giochi… tutto ciò che hanno appreso per operare in continuità con i nostri interventi.
E’ ovvio che non sempre esistono le condizioni organizzative, economiche, logistiche, per arrivare a realizzare programmi estremi come quelli delle famiglie straniere sottopostesi a oneri eccezionali per tenere il più a lungo possibile i figli presso le nostre sedi. Da molte città italiane si muovono in molti per soggiornare periodicamente vicino ai nostri studi, per offrire lunghi periodi di trattamenti intensivi ai propri bambini. Ma l’importanza del racconto della loro storia, sta nell’intento di ribadire quanto sia fondamentale credere nelle possibilità di recupero, e soprattutto impegnarsi perché si operi a tale scopo. Atteggiamenti di fuga e vittimismo, atteggiamenti di rifiuto di una diagnosi scomoda, atteggiamenti di diffamazione e di tentativo di invalidazione dell’operato di chi ottiene risultati e dimostra che certe difficoltà si possono superare, costituiscono comportamenti non solo deprecabili, ma -mi spingo oltre con gli aggettivi- anche criminosi, cattivi, dannosi per la comunità scientifica (quella vera, non quella che si autodefinisce e si autovalida come tale), e dannosi soprattutto per coloro i quali, colpiti dal dramma dell’autismo, si guardano intorno per raccogliere informazioni, opinioni, testimonianze, esperienze di altri, per cercare di capire qualcosa in più su quanto è caduto sulle loro spalle, e soprattutto per cercare di individuare soluzioni che possano aiutarli a combattere il male che li ha colpiti. Mi chiedo se sia più “male” l’autismo, o la cattiva informazione che viene diffusa per motivi tutt’altro che nobili, ma dettati dalla paura, dalla vigliaccheria, dalla rabbia scaturita dall’insuccesso personale… 

venerdì 4 maggio 2018

Giovedì 10 Maggio ore 11 Radio Studio 54

Giovedì 10 maggio alle ore 11, sarò in diretta radio sul tema terapie, alimentazione, autismo, ADHD, altre patologie della comunicazione. In web:
http://www.radiostudio54.it

mercoledì 4 aprile 2018

L'innovazione e la verità che spaventano


Questo sarebbe stato un capitolo del mio ultimo libro recentemente pubblicato, ma non l’ho inserito insieme agli altri su carta stampata, per delicatezza verso persone e situazioni cui mi riferisco, che sicuramente hanno ispirato i contenuti che sto per descrivere, ma che allo stesso tempo non volevo clamorosamente criticare in modo tanto ufficiale e ad ampia diffusione. Se però ho deciso di rendere comunque noti, fatti e commenti al riguardo, è per dare spazio al mio spirito di informatore, formatore, critico, e libero di esprimere i miei pensieri.

Titolo prescelto: L’INNOVAZIONE E LA VERITA’ CHE SPAVENTANO.
Il riferimento è un centro di riabilitazione di una città di una regione solitamente da me non frequentate, dove fui chiamato come consulente per visitare, redigere diagnosi, approntare piani di trattamento, affiancare, supportare e guidare il lavoro dei terapisti, come solitamente accade ed è accaduto in tanti altri centri italiani e stranieri, da trent’anni ad oggi.
Dopo poche giornate di presenza nel luogo in questione, non fui più chiamato a svolgere le mie consulenze, ed alla mia meravigliata domanda (rivolta ad una neuropsichiatra con la quale mi intesi subito, e dimostratasi di intelligenza più evoluta degli altri) su come mai ci fosse stata questa brusca interruzione di rapporto professionale, fu risposto che la decisione di non chiamarmi più, presa dalla dirigenza del centro, era riconducibile essenzialmente ai seguenti motivi:
  1. Le mie diagnosi erano troppo… dure. A famiglie di bambini con autismo (cioè la maggior parte) dicevo che il loro piccolo aveva, appunto, questa affezione; e a quanto pare, una diagnosi del genere era considerata un’offesa.
  2. Alla mamma di una bambina autistica (che, anche in questo caso, non avrei dovuto definire tale) dissi che anche la sorella, presente alla visita, e visibilmente violenta, non verbale, ingestibile, iperattiva… aveva “qualche problema”, e pure questo fu considerato un grave oltraggio.
  3. Avevo garbatamente rifiutato di indossare un camice nel visitare i bambini, ma preferivo farmi trovare in camicia e gilet, per meglio sedermi a terra o a tavolino, vicino a loro, ed interagire anche giocando, senza dare l’impressione di trovarsi davanti al “dottore”, tradizionalmente incutente timore.
  4. Avevo consigliato ai logopedisti di togliere a loro volta il camice, e di non svolgere tutta la seduta di terapia davanti a un pc, con qualsiasi tipo di bambino e da qualsiasi patologia fosse affetto; esortandoli quindi ad alzare più spesso il sederino da quella sedia fissa davanti al computer, e trasferirsi col bambino, a terra, davanti a uno specchio, in una sala più ampia, con materiale più vivo, più creativo, più individualizzato…
  5. Avevo proposto una riunione di discussione dei casi clinici visti, e dei piani di terapia; ma questo evidentemente turbava le pianificazioni di orario di vita degli operatori.
     
    Dunque, esistono ancora molte persone e molti luoghi, dove non trovano posto le verità scomode, la voglia di innovare un lavoro anchilosato su schemi obsoleti e non produttivi, l’entusiasmo di andare avanti.
    Ho voluto ugualmente diffondere questo breve scritto, con la speranza di aprire qualche occhio chiuso, qualche cervello ancora dormiente, qualche assopito ma non morto spirito di apertura verso ciò che può significare un cambiamento in meglio.Centri come quello che ho descritto, ce ne sono e ce ne saranno sempre. Mi dispiace per chi ci resterà dentro, soprattutto per i bambini. 

lunedì 2 aprile 2018

"A tutte le mamme che..." Tratto dal mio ultimo libro TERAPIE DEGLI AUTISMI


A tutte le mamme che dicono “non posso farcela, mio figlio ha l’autismo: non mi guarda negli occhi, e non parlerà mai...” 
A tutte le mamme che pensano “mio figlio è troppo piccolo per iniziare la riabilitazione, vedrai che un giorno si sveglierà diverso, e cambierà...”
A tutte le mamme che affermano “il mio bimbo è un furbacchione, capisce qualsiasi cosa; è solo che non vuole parlare; meglio non pressarlo”. 
A tutte le mamme che lamentano la patologia del proprio figlio, che lo lasciano libero di... e non fermano il male che sta crescendo dentro di lui. 
A tutte quelle che sono iperprotettive e che giustificano i comportamenti bizzarri dei propri bambini sostituendo il rimedio con un sorriso arreso e compassionevole. 


A tutte le mamme che invece hanno capito... e che, scorciandosi le maniche, hanno affrontato il mostro dell'autismo e lo hanno combattuto a muso duro per la conquista della salute dei propri figli.
A quelle che hanno smesso di piangere e hanno guardato le loro creature negli occhi, riconquistandone lo sguardo perduto. 
A quelle che hanno imparato a vedere il mondo con una mentalità diversa, e che si sono affidate a medici e terapisti della riabilitazione, per modificare molti aspetti anomali tipici della sindrome autistica. 
A quelle che hanno detto “sì” al cambiamento alimentare, comprendendo che la salute mentale degli autistici e il loro benessere dipende anche e soprattutto dalle funzioni metaboliche che riguardano l’intestino e il cervello, strutture strettamente correlate.
Alle mamme che sono divenute “terapiste” dei propri figli e che non si sono sostituite, bensì, allineate, con i consigli del medico foniatra e del logopedista, continuando il lavoro a casa relativo a ciò che hanno visto fare in terapia con i loro bimbi. Senza mai fermarsi. Giorno dopo giorno, ora dopo ora. 
Alle mamme più intraprendenti, che hanno coinvolto i mariti, gli ex mariti, i nonni, gli zii, e gli altri figli, nel tentativo di implementare e arricchire al massimo il tempo da dedicare al figlio autistico, perché ogni ora è preziosa, e perché per ogni ora sottratta all'isolamento nel mondo dell’autismo è un’ora guadagnata nel regno della socializzazione. 
Alle mamme più vivaci e fantasiose, alle più tecnicamente creative. A quelle che hanno sfruttato ogni occasione della quotidianità come spunto per “inventare una terapia”. Perché la vera terapia non va eseguita sempre e solo a tavolino, ma sul palcoscenico della realtà. 
Alle mamme che non si sono mai fermate. A quelle per le quali la conquista del linguaggio è solo un punto di partenza per approdare al linguaggio creativo, intellettuale, generando nel proprio figlio la capacità di porsi delle domande, di indagare sul mondo, di cercare finalmente delle risposte. Del resto, lo dicevano anche i filosofi, l'individuo nasce quando comincia a porsi la domanda: “chi sono io?”. 
Brave tutte le mamme che, con il loro operato, ce l’hanno fatta! Sono queste che possono camminare a testa alta, e che con grande e meritevole soddisfazione possono sentirsi dire dal proprio figlio: “Ho avuto l'autismo”. 

 Alice: “Per favore mi faccia passare!”. Porta: “Oh, mi spiace, sei troppo grande, praticamente IMPASSABILE!”. Alice: “Vuol dire IMPOSSIBILE?”. Porta: “No, no, IMPASSABILE, NULLA E’ IMPOSSIBILE!”.
Lewis Carrol (“ALICE IN WONDERLAND”)



martedì 6 marzo 2018

Nuovo libro: "Terapie degli autismi", di Massimo Borghese. Aldenia Edizioni 2018




“Terapie degli autismi”, nuovo libro di Massimo Borghese, può considerarsi innanzitutto una guida aggiornata all’approccio diagnostico e curativo delle patologie della comunicazione di tipo autistico. Di grande utilità pratica per logopedisti, educatori, psicologi, e altri operatori della riabilitazione; ma anche per famiglie, che possono trovare in questo testo, numerosissime informazioni e risposte a tante domande sulla patologia dei loro bambini e alle possibilità di affrontarla. Tra i numerosi temi trattati, citiamo i criteri diagnostici per l’identificazione precoce di una sintomatologia autistica; le caratteristiche fondamentali dell’ormai trentennale e collaudato Intervento Foniatrico Integrato; le definizioni dei parametri di normalità delle diverse aree di sviluppo, necessarie per comprendere la patologia; dettagliate descrizioni relative alle modalità di avvio alla comunicazione, al linguaggio, dall’impostazione dei fonemi, all’arricchimento del vocabolario e della strutturazione della frase; i provvedimenti alimentari e le basi metaboliche, ormonali e immunitarie, di tante sindromi autistiche.
Il contenuto del libro si arricchisce inoltre di diverse testimonianze di altri professionisti operanti nel campo, e di famiglie stesse, che raccontano le proprie esperienze positive e negative, certamente utili per chi si trova a vivere gli stessi problemi.
Non mancano, infine, aforismi pertinenti ai contenuti del testo, aneddoti, frasi e brani attinti dalla letteratura, dal cinema, dal mondo della canzone, con il cui inserimento, l’Autore rende ancora più scorrevole la lettura, e offre ulteriori spunti di riflessione.   
 
Terapie degli autismi, di Massimo Borghese, Aldenia Edizioni, 2018, € 20,00.